Rassegna della domenica

  • L’abuso del ciao funebre [Luca Bottura, La Lettura – Corriere]
    Tra il nostalgico e lo stizzito. Forse anche questa usanza di scrivere “ciao” in occasione dei funerali di un personaggio illustre è l’indizio di una diffusa pigrizia mentale e di un generale processo di impoverimento linguistico in atto da anni. Che pesantone, controbatte il titolista: e se invece fosse soltanto voglia di familiarità col defunto? Ok, è un problema anche quello.

    C’è stato un periodo remoto in cui il «pugno duro» non compariva, nei titoli. Si parlava correttamente di «pugno di ferro». È esistito un mondo in cui il freddo in inverno non era la «morsa del gelo», era gennaio. E la situazione caotica di una qualunque città non si definiva obbligatoriamente «l’inferno» (del Cairo, di Tripoli, di Mogadiscio, di Solbiate Olona immersa nel traffico). In quel mondo candido e perduto i cicloni si chiamavano correttamente cicloni e non Lucy, Madeleine, Santanchè. E «l’Unità» salutava Enrico Berlinguer con un sobrio «Addio», rosso, a caratteri di scatola, e un’immagine in barca a vela che lo ritraeva mentre scrutava l’orizzonte. Oggi no. Oggi, spesso, qualcuno parla e scrive di «estremo addio», come se esistessero addii negoziabili, relativi, momentanei. Oppure, appunto, «ciao». Ma ciao a chi? Ma chi ti conosce? Ma come ti permetti? L’hai mai frequentata, tu, Mariangela Melato?

  • Non chiamateli sacrifici [Guido Ceronetti, Corriere della Sera]
    Ceronetti suggerisce qualche occasione storica di uso appropriato della parola “sacrificio”: la mummia di una giovane vergine ritrovata in un ghiacciaio andino qualche anno fa, o il diabolico piano di Lady Macbeth, o ancora Giulio Cesare che vedendo Bruto col pugnale dice: “perfino tu? beh, allora procedete”. No, nella lista non figura alcuna manovra lacrime-e-sangue, sottolinea Ceronetti.
  • Per la cultura al governo [Domenica – Il sole 24 Ore]
    Ricordate quelle cinque domande ai candidati premier messe insieme dal gruppo dell’inserto culturale del Sole 24 Ore? I candidati hanno risposto. Pure Grillo? No, ma lui non sarebbe premier, lo ha detto. E per il Pdl chi ha risposto? Sì, lui, molto laconicamente (ma il candidato premier non era Alfano? appunto). Detto che le domande erano piuttosto generiche (eccetto una), fossi stato il direttore, avrei tentato un esperimento di enigmistica politica pubblicando le risposte senza indicare l’autore: sfido chiunque ad azzeccarlo alla prima, ma va detto che aiutano molto una certa concretezza riconoscibile di Oscar Giannino e certe inflessioni sospette di Bersani. Alla domanda secca, la terza (insegnamento obbligatorio della pratica musicale nelle scuole), soltanto in due hanno risposto chiaramente – si fa per dire – sì: Monti e Ingroia. Vedremo. A naso direi che non sapremo leggere la musica ancora per un bel po’.

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