The Doors (of the 21st Century)

Appena saputo della morte di Manzarek mi è tornata in mente un’intervista recente di John Densmore, che era il batterista dei Doors ma non dei Doors 2, quelli rimessi in piedi da Manzarek e Krieger nel 2003. Densmore si chiamò subito fuori e quelli andarono avanti senza di lui, con Copeland dei Police (avercene).

A leggere quella parte della storia – per come la raccontano alcuni, in queste ore – Densmore ci fa la parte dello stronzo, quello invidioso che quei due si chiamassero ancora Doors nonostante fossero solo il 50 per cento dei Doors, quello talmente incarognito da muovergli una causa legale durata sei anni (e vinta). Ma in fondo non si chiamavano Doors: si chiamavano The Doors of the 21st Century, no? Sì ma in tutte le grafiche, e anche sul palco, “The Doors” era scritto gigante e “of the 21st Century” piccolo piccolo (che fai prima a cacciarlo, se non hai paura che un 25 per cento ancora vivo dei Doors-di-prima poi ti fa storie).

Su questa vicenda Densmore aveva così tanto da dire da poterci scrivere un libro, che difatti ha scritto: con la scusa di spiegare come andarono le cose tira fuori alcuni episodi interessanti. Racconta di quella volta che la Buick (marchio della General Motors) propose ai Doors un accordo commerciale, nel 1968: avrebbero usato Light My Fire nello spot di una nuova macchina ma cambiando la parte che fa “Come on baby light my fire” in “Come on Buick light my fire”. Una roba che Jim Morrison gli rise in faccia. Ma vedendo che gli altri rimasero lì a pensarci un attimo, disse a tutti e tre che se mai avessero accettato un accordo del genere sarebbe salito sul palco a sfasciare una Buick con una mazza (come avrebbe salito la Buick sul palco non si sa, ma venticinque anni più tardi gli U2 avrebbero appeso agevolmente 11 Trabant, per dire).

I casini con gli altri due Doors, dice Densmore, cominciarono nel 2003 quando la Cadillac – tu pensa – offrì ai Doors un accordo commerciale da 15 milioni di dollari. Manzarek e Krieger accettarono; Densmore rifiutò, fece saltare tutto e citò l’episodio della Buick, ché non c’era molto da pensarci sopra: Jim non avrebbe voluto, punto.

Poi Manzarek e Krieger si rimisero a suonare insieme, e a Densmore stava bene, anche che suonassero i pezzi dei Doors: solo non gli stava bene che si chiamassero Doors, che per lui – e per gli eredi di Morrison – morirono nel 1971. Nella causa legale ci andarono giù pesante con le accuse: Densmore scrive che i difensori di Krieger e Manzarek tirarono fuori il suo rifiuto dell’accordo con la Cadillac per dargli del “comunista” anti-americano, uno sciroccato che se la faceva coi gruppi pacifisti. Poi i toni si abbassarono e ripresero a parlarsi tutti e tre (ma Densmore continuò ad andare più d’accordo con Krieger che con Manzarek).

Siccome è uno di quei frequenti casi in cui ognuno ha le sue ragioni, e in cui i soldi magari c’entrano pure, forse le parole di Densmore non valgono tanto quanto quelle dei tanti – Neil Young, Eddie Vedder, Tom Waits e altri – che in questi anni hanno preso le sue parti e non quelle del duo Manzarek-Krieger. Mi sono rimaste impresse quelle abbastanza impegnative di Eddie Vedder:

«Anche se non mi piace pensarci, verrà un giorno in cui sarò una rockstar morta. Posso soltanto sperare che in mia assenza ci sarà qualcuno con l’integrità e i principi morali del signor Densmore a occuparsi di qualsiasi eredità lasciata dal nostro gruppo»

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