E ha 70 anni pure Keith Richards

Di Keith Richards – il-chitarrista-dei-Rolling-Stones, che uno famoso lo è sempre stato, ma che negli anni è diventato un personaggio ancora più eccentrico e “di tendenza”, forse anche più di Mick Jagger – non si dice mai abbastanza spesso la cosa più importante: che è lui l’autore delle musiche di alcune delle canzoni più belle mai scritte dai Rolling Stones, e mai scritte punto. Di una di queste – Street Fighting Man, del 1968, una delle sue preferite – ha parlato qualche giorno fa al Wall Street Journal, raccontando la storia di come gli venne in testa la melodia.

L’idea per il riff principale della canzone gli fu suggerito dal suono assillante delle sirene della polizia francese (lui e Jagger si trovavano a Parigi, a maggio del 1968, durante le violente proteste studentesche): ne venne fuori questa specie di sirena, in effetti, e cioè un riff di due note ripetute fino allo sfinimento, con Mick Jagger che attacca quasi subito “doppiando” la stessa linea melodica di Richards (“eve!-rywhe!re I hear! the sound! of mar!-ching, char!-ging feeeeeeeee!-t, booooy“).

La prima versione del pezzo Richards la registrò da solo con Charlie Watts, il batterista, utilizzando uno dei primi registratori a cassette in circolazione, che nell’idea del produttore (Philips) non dovevano servire a registrare strumenti musicali bensì dettati a voce. Registrare la chitarra elettrica amplificata non era una grande idea – il suono catturato dal microfono usciva troppo “saturo”, e non si distingueva più niente –, quindi Richards utilizzò una chitarra acustica, e anche Watts dovette utilizzare uno di quei kit portatili degli anni Trenta, molto utilizzato dai batteristi jazz, che se lo portavano appresso quando erano in viaggio. Ne uscì un suono molto secco, asciutto, e ne furono entrambi molto soddisfatti: lasciarono tutto com’era, poi sovraincisero qualche altro strumento in studio, e quella cosa diventò Street Fighting Man.

Fu il singolo estivo tratto da Beggars Banquet, un album molto riuscito degli Stones, ma non andò benissimo: raggiunse il 48° posto nella classifica Billboard dei singoli più venduti (Jumpin’ Jack Flash uscì quello stesso anno, e raggiunse il terzo posto negli Stati Uniti e il primo nel Regno Unito). In seguito, Richards continuò ad utilizzare quella tecnica di registrazione per molti altri pezzi dei Rolling Stones: chitarre acustiche suonate e registrate con un registratore portatile, e poi sparate a palla in studio durante l’incisione del pezzo.

La parte nota della vita di Keith Richards – che oggi compie 70 anni – è ampiamente nota, e contiene tutto il campionario di cose tradizionalmente associate al rock and roll: alcol, droghe, arresti, scambi di fidanzate, ancora droghe, compagni che ci restano secchi, liti e incomprensioni, aneddoti mitologici e improbabili (quella che sniffò le ceneri del padre circola moltissimo ancora oggi). Una volta, nel 2006, cadde da una palma arrampicandosi per raccogliere noci di cocco, e per poco non ci restava secco pure lui. Molto di tutto questo, e altro, finì nella sua biografia, Life, un libro del 2010 molto apprezzato dalla critica, che vendette moltissimo anche tra i non fanatici dei Rolling Stones.

Ai giovani giovani – che magari non sanno bene chi sia ma continuano a ritrovarselo sulle copertine, con quella sua faccia che pare scolpita sulla corteccia di un tronco – somiglia moltissimo a Jack Sparrow di Pirati dei Caraibi: vaglielo a spiegare che è Jack Sparrow che somiglia moltissimo a Keith Richards (e Johnny Depp a essersi ispirato a lui, non viceversa). Alla fine gli fecero fare anche una piccola parte, come padre di Jack Sparrow, in un paio di film della serie, e lui ci vinse anche dei premi come miglior cameo.

Keith Richards è uno di quelli che devi saper “fare”, se suoni la chitarra (o dici in giro di saperla suonare). Da sempre utilizza molto le accordature aperte, un tipo di accordatura che permette di ottenere accordi più ampi e completi, ma che costringe noialtri strimpellatori dilettanti da falò a reinventarci un modo di suonare i pezzi dei Rolling Stones mantenendo l’accordatura normale (che poi rimettere tutto come prima è un casino, e ai falò già si vede e si capisce poco).

In altre parole: non hai mai neppure provato a imparare a suonarla, la chitarra, se non hai mai provato a suonare il riff di Satisfaction, o di Jumpin’ Jack Flash, o Ruby Tuesday, o Lady Jane, o Wild Horses.

Poi ognuno ha la sua preferita e nessuno gliela tocca: la mia è Monkey Man, per esempio. E penso anche che molte cose belle sarebbero meno belle se sotto o sopra, davanti o dietro, prima o dopo non ci fosse la musica dei Rolling Stones. Uno dei film migliori di Scorsese, per dire, sarebbe bello la metà, se non si aprisse con quella canzone lì e quel giro di chitarra.

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