Lo scherzo telefonico a Fabrizio Barca

A Giuseppe Cruciani, ospite di Piazza Pulita lunedì sera, è stato chiesto un parere dal punto di vista deontologico riguardo lo scherzo telefonico fatto a Fabrizio Barca – ex ministro per la Coesione territoriale nel governo Monti – durante la trasmissione radiofonica La Zanzara, di cui Cruciani è conduttore e co-autore. Se anche non avessi ascoltato la telefonata – e mi era passato per la testa di non farlo – avrei avuto ugualmente ragione di credere che in questa telefonata Barca avesse detto delle cose giornalisticamente rilevanti, perché la conversazione è stata riportata anche da giornali che solitamente non si occupano di contenuti ricavati secondo queste modalità a meno che, appunto, non si tratti di informazione (una notizia, insomma).

Però mi è sembrato anche rilevante quel fatto lì: che mi sia passato per la testa di non ascoltare quella telefonata, che rifiutare non mi sia sembrata un’idea irragionevole, e che alla fine ascoltarla mi abbia fatto sentire irriducibilmente in colpa. Uno spione. “E allora perché lo hai fatto?”, mi hanno chiesto. Boh, forse perché ultimamente seguo con attenzione la cronaca politica, e non ascoltare quella telefonata mi avrebbe messo nelle condizioni di chi tenta di evitare gli spoiler del Super Bowl quando decide di vederlo in differita il giorno dopo.

Mi ha molto rattristato il genere di risposta data da Cruciani: lo scherzo telefonico non è una tecnica inventata dalla Zanzara, ha una lunga tradizione giornalistica alle spalle, ed è una cosa che si fa anche in tante altre parti del pianeta tipo il Canada, dice Cruciani. Bene. Mi ha ricordato il genere di non-risposta che mi dava spesso mio padre quando da bambino gli chiedevo perché una cosa si fa e perché quell’altra no: “perché lo dice la Legge”. Ci restavo male perché troncava la conversazione sul nascere, ma non facevo storie più di tanto, perché il più delle volte riuscivo ad afferrare un senso – anche soltanto vago – della convenienza sociale di quella prescrizione.

Probabilmente esagero, ma questo è il genere di episodi che mi scatena reazioni da bambino, che secondo me su certe cose la pensano più giusta di noi. Perché è una reazione da bambino – lo capisco – avvertire in modo quasi inesprimibile che fare quella cosa è oggettivamente sbagliato, che dovresti vergognartene, che è pure inutile starne a parlare, e che se lo viene a sapere tuo padre ti prendi un altro cazziatone epico. Ma anche da adulto sento più o meno la stessa cosa, e mi basta un minimo di immedesimazione: se mi combinassero una cosa del genere mi incazzerei a morte, altro che “rammarico” e “amarezza”.

«Ma povero ingenuo», mi hanno anche detto questo, certi miei amici, «non capisci che è tutta una finzione, che quel Barca è complice, e così ha trovato un modo di dire cose che non avrebbe altrimenti potuto dire così chiaramente, e per giunta protetto da questa specie di ingenue comprensione e solidarietà a monte?». Anche questa reazione mi rattrista e preoccupa: una parte di noi è talmente sgamata – o si ritiene tale – da sapere ormai distinguere chi imbroglia e chi no, visto l’andazzo (e cioè che evidentemente imbrogliano in tanti).

Ma anche nell’ipotesi che sia tutto autentico, e che Barca ci sia cascato sul serio (io credo di sì), detesto il modo sbrigativo con cui si passa ad analizzare queste informazioni, rimandando il momento in cui ci occuperemo anche di quello, di come le abbiamo ottenute. Ed è un atteggiamento simile a quello tenuto da molti, in anni recenti, anche di fronte alle intercettazioni telefoniche pubblicate sui giornali: “poi parleremo anche di quello, intanto occupiamoci della notizia”. Solo che quel “poi” non arriva mai.

Ok, e quindi? Tutta colpa della Zanzara? Per niente. Si può leggere tutto questo in maniera completamente diversa, e cioè che La Zanzara ha offerto un servizio di grande utilità nel fare chiarezza nel retroscenismo montante della cronaca politica (peraltro dimostrando che forse un senso ce l’ha anche quello, il retroscenismo). E poi La Zanzara pubblica gli scherzi telefonici fintanto che c’è qualcuno che li ascolta, altrimenti smetterebbe di farlo. “Ma c’è un limite?”, ha chiesto Formigli a Cruciani, che gli ha risposto: «sì, se dalla telefonata emergono dei reati». Lo capisco, e lì forse si delinea una differenza sostanziale rispetto alle intercettazioni telefoniche. Se invece reati non ne emergono ma informazioni sì, lo scherzo telefonico è uno strumento lecito. Bene. Ma non sono d’accordo. Non sono neanche del tutto convinto che le opinioni personali di Barca sul futuro governo siano un’informazione, e neppure che ci occorra sapere per forza se gli è stato proposto o no di fare il ministro.

Non stiamo a menarla su cosa è giusto e cosa no, anche perché molti di quelli che finora ci hanno provato poi ci hanno rimediato soltanto brutte figure. E però, per venire fuori da un momento storico che alcuni hanno anche definito moralmente corrotto, penso che dovremo metterci d’accordo e che occorra ricostruire una qualche morale provvisoria, un po’ di regole condivise per il viaggio, prima di ritrovarci a fare cose sconvenienti o sbagliate senza motivo a parte la “tradizione”, perché si-è-sempre-fatto-così.

Ora immaginate invece un paese in cui La Zanzara fa l’ennesimo scherzo telefonico del genere, pubblica la telefonata perché la ritiene rilevante, e poi, una volta pubblicata, nessuno la ascolta perché sono tutti più forti di me, e tra non ascoltarla e ascoltarla sentendosi degli spioni scelgono la prima strada. Tutti.
Bello, no?

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