OK Computer

Un giorno di 17 anni fa il vano CD del nostro piccolo stereo portatile plasticoso si aprì per accoglierne uno che non avremmo più levato da lì dentro per mesi. Io e mia sorella avevamo da poco convinto nostro padre – uomo generosissimo, ma servitore fedele del dio Valvola e nemico eterno dei Transistor – a comprarci uno di quegli “stereo moderni” che chiunque tra i nostri amici possedeva fuorché noi, che ancora ascoltavamo musica con lo stesso grammofono che a natale sparava Tu scendi dalle stelle. Figurarsi l’espressione del suo volto quando cercammo di persuaderlo parlandogli della praticità e larga diffusione del “compact disc”, lui che ancora oggi la radio FM continua a chiamarla “modulazione di frequenza” e a odiarla segretamente rimpiangendo le onde corte.

Non ricordo bene come andarono le cose – né chi lo comprò effettivamente, se io o mia sorella – ma quel CD fu uno dei primi che possedemmo. Sebbene avessimo letto da qualche parte che dimenticare i CD all’interno dello stereo plasticoso alla lunga avrebbe potuto danneggiarli entrambi, sia lo stereo plasticoso che il CD, quel disco rimase lì dentro per mesi. Non ascoltammo altro. Divenne un rituale quotidiano celebrato solennemente da mia sorella – prima della scuola, mentre ci vestivamo, e appena rientravamo a casa, tutti i giorni – e credo che almeno nelle prime settimane siano state di più le ore in cui in casa si sentiva quella musica che le ore senza. Le ricordano benissimo anche i nostri genitori, le canzoni di questo disco, senza nemmeno sapere come si pronunci il nome del gruppo che le ha composte.

Deve essere stato un periodo terribile delle loro vite. Quando non ascoltavamo quel disco sullo stereo plasticoso, era perché lo ascoltavamo e “vedevamo” alla televisione in soggiorno, su MTV. Prima ci furono i giorni di questo videoclip coi cartoni animati “scostumati”, in cui due ragazzini giravano per una città e poi a un certo punto finivano su un ponte, uno di loro si arrampicava in cima a un lampione, e un signore tentava di farlo scendere picchiando sul lampione con un’ascia, solo che il signore era inspiegabilmente seminudo e non molto pratico con l’ascia, e infatti finiva per auto-mutilarsi, mentre il ragazzino veniva prelevato da un angelo in elicottero, che lo portava a giocare a ping-pong. Posso capire oggi lo smarrimento di mio padre ogni volta che passava dal soggiorno e vedeva quel cartone.

Ok ComputerPoi vennero i giorni del videoclip con questo tipo strano, seduto sul sedile posteriore di una macchina che procedeva lentissima e che a un certo punto prendeva fuoco, ma intanto il tipo era scomparso. E infine vennero i giorni del videoclip con quello stesso tipo della macchina, che stavolta provava a stabilire un record di apnea in una specie di casco da palombaro. Aveva una palpebra strana, il tipo strano, e parecchi anni più tardi un’amica mi insegnò che non si dice palpebra strana ma “ptosi”.

Intanto era passato quasi un anno, in cui i miei genitori non avevano ascoltato altro che questa musica. Ma era cominciato tutto con quel CD lì, che uscì 17 anni fa, oggi.

La nostra copia chissà dov’è finita, ma scommetto che funziona ancora. Lo stereo plasticoso no, cominciò a incepparsi di continuo, in modo fastidiosissimo, dopo un paio di anni di utilizzo. “Altro che le valvole”, andava dicendo mio padre passando dalle nostre stanze.

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