“We’ve got five years”

David Bowie, morto ieri a 69 anni, ne aveva 36 quando sono nato io, e aveva già fatto quasi tutte le cose per cui viene descritto e celebrato oggi come uno dei più grandi di sempre della musica rock. Ma per quanto magnifiche fossero quelle cose, nessuna era mai entrata in casa mia – e va’ a sapere perché – attraverso i dischi di mio padre o le audiocassette registrate e regalate alle mie sorelle dai loro compagni di scuola (le mie principali forme di contatto con la musica per lunga parte della mia infanzia). Quindi con David Bowie io arrivavo non tardi: tardissimo, quando al liceo cominciai ad ascoltare cose sue. 

Fortunatamente, anche per David Bowie vale quello che forse vale per tutti i “grandi” (Lou Reed è un altro, per esempio): ti lasciano sempre una porta aperta. Per quanto esteso sia il giro di fanatici che ci girano intorno e trattano quelle canzoni come materia da iniziati, un qualche punto per entrare riesci a trovarlo pure tu, zitto zitto, in qualsiasi momento. Tu che sei l’ultimo arrivato. A me capitò con “Five Years”, per motivi che ricordo ancora oggi.

Oltre che essere una gran canzone, di quelle belle da ascoltare anche se non capisci una sola parola in inglese, “Five Years” mi rapiva tutti i sensi per il suo essere e, nello stesso tempo, non essere la solita storia d’amore prima della fine del mondo. Mi piaceva perché provava a immaginare cosa faremmo – a parte “correre da te”, certo – “se bruciasse la città” non ora, come gridava quel tipo del 45 giri di mio padre, ma tra cinque anni. Che è un lasso di tempo brevissimo nella storia del mondo ma mica tanto breve per un essere umano. Se ne fanno di cose, hai voglia, in cinque anni. Sì, ma che genere di cose ti metti a fare – e che genere di cose vedi fare in giro – se finisce tutto, per tutti, tra cinque anni?

A parte il delirio e la disperazione per le strade, la parte affascinante dell’ipotesi era che, se finisse tutto tra cinque anni, forse ci metteremmo a fare, conoscere e imparare più cose possibile. (Di Socrate a scuola si racconta che intanto che preparavano la cicuta per la sua condanna a morte, lui cercava di imparare un nuovo pezzo da suonare al flauto, e quella è la mia parte preferita della storia). Poi forse cercheremmo di vedere molte più persone – tante, tutte, di ogni tipo – di quante ne vediamo solitamente. E poi sì, qualche persona in particolare tra tutte queste magari la cercheremmo, proprio alla fine.

Detesto quella citazione ricorrente che si legge spesso in giro – “Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo” – perché in un solo giorno faremmo tutt’al più un mucchio di stupidaggini, o proprio un bel niente. E invece faremmo un sacco di cose belle e giuste per noi e per gli altri, secondo me, nei cinque anni prima della fine del mondo. Ecco perché mi piace “Five years”: è un’ipotesi costruttiva, ti impegna la testa un po’ più a lungo.

E se il pippone con qualcuno non attacca come con me, vabbè, basta il giro d’archi dopo “a soldier with a broken arm…”. E che altro vuoi dire?

Pushing thru the market square
so many mothers sighing
News had just come over,
we had five years left to cry in

News guy wept and told us
earth was really dying
Cried so much his face was wet
then I knew he was not lying

I heard telephones, opera house, favourite melodies
I saw boys, toys electric irons and T.V.’s
My brain hurt like a warehouse
it had no room to spare
I had to cram so many things
to store everything in there
And all the fat-skinny people, and all the tall-short people
And all the nobody people, and all the somebody people
I never thought I’d need so many people

A girl my age went off her head
hit some tiny children
If the black hadn’t a-pulled her off, I think she would have killed them

A soldier with a broken arm, fixed his stare to the wheel of a Cadillac
A cop knelt and kissed the feet of a priest
and a queer threw up at the sight of that
I think I saw you in an ice-cream parlour
drinking milk shakes cold and long
Smiling and waving and looking so fine
don’t think you knew you were in this song

And it was cold and it rained so I felt like an actor
And I thought of Ma and I wanted to get back there
Your face, your race, the way that you talk
I kiss you, you’re beautiful, I want you to walk

We’ve got five years, stuck on my eyes
We’ve got five years, what a surprise
We’ve got five years, my brain hurts a lot
We’ve got five years, that’s all we’ve got

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