18 belle canzoni del 2016

Su questo blog più o meno regolarmente da qualche anno – in prossimità di Capodanno, in genere – raccolgo in un pezzo di riepilogo tutte le canzoni che ho ascoltato più spesso e più volentieri tra quelle pubblicate durante l’anno appena trascorso. Non è una classifica né una lista eterogenea – per niente – delle cose belle uscite nel 2016: per quelle ci sono i siti di musica e gli esperti. È solo un promemoria molto personale, utile a evitare che con il passare degli anni si sviluppi in me la detestabile convinzione che la musica-di-una-volta fosse migliore di quella attuale, qualunque cosa significhi. E ormai è anche un piccolo rituale a cui sono affezionato, banalmente Continua a leggere “18 belle canzoni del 2016”

Perdere il contatto

Da qualche giorno un gruppo di cantanti e complessi musicali piuttosto eterogeneo – ma potrebbero stare tranquillamente dentro la lineup di un festival musicale americano – sta partecipando a una campagna chiamata “30 Days, 30 Songs”, promossa dallo scrittore statunitense Dave Eggers (principalmente noto per il libro L’opera struggente di un formidabile genio). Si tratta di una iniziativa contro Donald Trump, ritenuto un candidato inadatto alla presidenza degli Stati Uniti dagli autori della campagna e da tutti i musicisti aderenti, o almeno quella è l’idea. Ogni giorno per trenta giorni – dal 10 ottobre scorso al prossimo 8 novembre, giorno in cui si terranno le elezioni presidenziali – sulle più comuni e usate piattaforme di streaming musicale sarà pubblicata una canzone il cui testo fa riferimento, implicito o esplicito, a Donald Trump (alcune canzoni sono nuove di sana pianta, altre – come quella dei R.E.M. – sono riadattate per l’uso, diciamo). Continua a leggere “Perdere il contatto”

“We’ve got five years”

David Bowie, morto ieri a 69 anni, ne aveva 36 quando sono nato io, e aveva già fatto quasi tutte le cose per cui viene descritto e celebrato oggi come uno dei più grandi di sempre della musica rock. Ma per quanto magnifiche fossero quelle cose, nessuna era mai entrata in casa mia – e va’ a sapere perché – attraverso i dischi di mio padre o le audiocassette registrate e regalate alle mie sorelle dai loro compagni di scuola (le mie principali forme di contatto con la musica per lunga parte della mia infanzia). Quindi con David Bowie io arrivavo non tardi: tardissimo, quando al liceo cominciai ad ascoltare cose sue.  Continua a leggere ““We’ve got five years””

I dischi del 2014 che regalerei

Li appunto qui altrimenti poi dimentico cosa ho ascoltato l’anno scorso e finisco come quelli che dicono che i dischi belli non li fanno più, e non è vero.
Nota: “che regalerei” è solo un modo alternativo di dire “i miei preferiti” tra quelli che sono usciti nel 2014. Ma è anche relativamente vero, dato che ancora mi capita di regalare dischi (anzi è soltanto per regalarli, che mi capita di comprarli materialmente). Nota 2: è una selezione pesantemente condizionata dai miei gusti limitati e dai soli modi in cui ascolto musica nuova. E chissà quante belle cose italiane mi perdo, lo so.
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OK Computer

Un giorno di 17 anni fa il vano CD del nostro piccolo stereo portatile plasticoso si aprì per accoglierne uno che non avremmo più levato da lì dentro per mesi. Io e mia sorella avevamo da poco convinto nostro padre – uomo generosissimo, ma servitore fedele del dio Valvola e nemico eterno dei Transistor – a comprarci uno di quegli “stereo moderni” che chiunque tra i nostri amici possedeva fuorché noi, che ancora ascoltavamo musica con lo stesso grammofono che a natale sparava Tu scendi dalle stelle. Figurarsi l’espressione del suo volto quando cercammo di persuaderlo parlandogli della praticità e larga diffusione del “compact disc”, lui che ancora oggi la radio FM continua a chiamarla “modulazione di frequenza” e a odiarla segretamente rimpiangendo le onde corte.
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E ha 70 anni pure Keith Richards

Di Keith Richards – il-chitarrista-dei-Rolling-Stones, che uno famoso lo è sempre stato, ma che negli anni è diventato un personaggio ancora più eccentrico e “di tendenza”, forse anche più di Mick Jagger – non si dice mai abbastanza spesso la cosa più importante: che è lui l’autore delle musiche di alcune delle canzoni più belle mai scritte dai Rolling Stones, e mai scritte punto. Di una di queste – Street Fighting Man, del 1968, una delle sue preferite – ha parlato qualche giorno fa al Wall Street Journal, raccontando la storia di come gli venne in testa la melodia.
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