Archivi tag: Ernesto Galli della Loggia

Ripartire dalle domande, intanto

Ernesto Galli della Loggia ritornava stamattina sui rapporti tra politica e informazione, questione molto dibattuta da una parte di professionisti del settore ma largamente sottovalutata da tutta un’altra che da anni, evidentemente, vede nella dialettica domanda-risposta un gioco delle parti in cui le posizioni sono destinate a rimanere inalterate così come la quantità di informazioni complessiva al termine dello scambio. Visti da fuori, l’effetto paradossale è che chi fa le domande finisce col mimare chi dà le risposte e viceversa. Chiedersi ora se la cattiva informazione sia stata causa o conseguenza della cattiva politica è perfettamente inutile dal momento che i due fenomeni sono compresenti e paralleli da tempo. Però diciamo che la domanda, in teoria, arriva sempre prima e ha se non altro la possibilità di interrompere il circolo vizioso in qualsiasi momento.

Nel degrado così evidente che ha colpito la politica italiana negli ultimi vent’anni qualche colpa, forse, ce l’hanno pure l’informazione e chi ci lavora. Una soprattutto: quella di aver troppo tollerato la vacuità della chiacchiera politica. Cioè di aver troppe volte permesso ai politici di «parlare d’altro», di non dire nulla, di sottrarsi a ogni confronto con i fatti ricorrendo alle parole. Di aver troppe volte concesso ai propri interlocutori di indulgere al vizio, molto italiano, di intendere la politica non come cose da fare ma come discorso di puro posizionamento: «Se lei, egregio onorevole A, si sposta troppo a destra non teme che allora B occupi più spazio al centro?»; «Ma se il PP vuole perseguire una linea di destra come fa a tenere agganciato il DD che invece vuole da destra spostarsi al centro?»

Anche la risposta può interrompere il circolo vizioso (a volte basta ascoltare bene la domanda). Magari non si tratterà del miglior modo per riconoscere l’esistenza del problema, perché la risposta può essere tacciata di spocchia o essere vista come un tentativo di smarcarsi; ma ho come l’impressione che, in ogni caso, i limiti dell’informazione in questo paese siano stati recentemente messi a nudo dall’imbarazzo – a volte sincero a volte calcolato – del presidente Mario Monti di fronte a molte domande che gli sono state rivolte dai giornalisti in un anno e passa di governo. Quasi come se ogni volta si aspettasse molto di più da chi alzava la mano per prendere parola salvo poi rimanere interdetto, a volte perfino sbigottito. Già nella conferenza del 23 dicembre scorso, delle 48 domande dei giornalisti accreditati almeno un terzo era la riformulazione alternativa di due sole domande:
1. ti candidi?
2. con chi?
Domande legittime, specie alla vigilia delle elezioni più importanti degli ultimi vent’anni, ma che tradiscono effettivamente una certa impasse dei media – se non un colpevole autocompiacimento – nel dibattito stagnante del “puro posizionamento”.

L’ultimo buon esempio di questa tendenza è di venerdì scorso. Ospite a Otto e mezzo, a poche ore dall’annuncio della decisione di partecipare alle prossime elezioni con una propria lista, Monti ha risposto (quasi sempre) a circa 34 domande di Lilli Gruber per un totale di circa 50 minuti di trasmissione. Chi ha tempo e voglia può leggerle di seguito, dopo lo stacco, e farsi un’idea della differenza tra queste 34 domande e le 12 proposte dallo stesso Galli della Loggia come buone domande da rivolgere ai candidati dei gruppi parlamentari.

Continua a leggere